Come nascono le nostre essenze

I Profumi del Marmo nascono dalla felice intuizione di una giovane industriale di Carrara che ha voluto associare il materiale nobile della sua terra ad alcune fragranze che riuscissero ad evocare ricordi ed emozioni che solo questo territorio riesce a trasmettere.

Calacatta, Statuario, Arabescato, Portoro e Bianco Carrara cinque marmi con declinazioni molto diverse data la loro struttura morfologica e le loro caratteristiche di percezione visiva che vengono associati all’architettura, alla scultura e al mondo del lusso in generale.

Essenze che parlano della nostra terra, di questo posto incantevole fatto di mare e di montagne… montagne ricche di oro, oro bianco, chiamato marmo. Questo pregiato materiale, amato per la sua bellezza da secoli e secoli, marmi che hanno reso celebri opere d’arte immortali.

Con i Profumi del Marmo territorio e materia si uniscono per diventare essenza, per idealizzare un viaggio tra passato, presente e futuro della storia, testimonianza e veicolo di continuità e permanenza dell’espressione artistica e architettonica dell’uomo.

Un packaging ricercato che esalta le caratteristiche del mercato mondiale di nicchia di cui il marmo fa parte, un piccolo pezzo di quel marmo che già gli antichi romani amavano per la sua purezza e bellezza.

La leggenda delle Alpi Apuane

Durante la creazione del mondo, narra la leggenda, il Signore affidò a due Arcangeli il compito di innalzare le grandi catene delle Alpi e degli Appennini. – Uno di voi farà le Alpi – disse il buon Dio – e l’altro farà gli Appennini. Ecco a vostra disposizione tutto il materiale necessario. C’è il calcare e c’è il granito, c’è la rena ed il quarzo, c’è l’argilla ed il gesso: insomma c’è tutto. E c’è anche il marmo. Ma mi raccomando: quest’ultimo usatelo con discrezione, un poco qua e un poco là. Dunque arrivederci e buon lavoro!

Subito i due Arcangeli si misero all’opera; l’uno a coronare la Penisola mediante la cerchia alpina, l’altro a rafforzarla mediante la lunga spina dorsale appenninica. Erano Arcangeli di carattere e d’ingegno diversi; cosicché, mentre il primo sbrigliò il proprio estro a creare picchi e pareti vertiginose per le Alpi, il secondo, più modesto, si accontentò di modellare gli Appennini con forme più semplici e alla buona. Il primo Arcangelo, poi, lavorò con un impeto tale da finire assai presto la propria opera.

Andò quindi a trovare il compagno, e vide che questi, cominciato il lavoro dal basso dello stivale, era arrivato su su fino al punto in cui le coste occidentali della Penisola cominciano ad arcuarsi nel grande Golfo di Genova. Il materiale, intanto, cominciava a scarseggiare; solo il mucchio dei marmi era rimasto quasi intatto. – Temo che non giungerai alla fine- disse allora il primo Arcangelo al secondo – Se vuoi un consiglio, interrompi da questa parte e riprendi dal punto in cui le mie Alpi discendono al mare. Uniti gli Appennini alle Alpi, procederai poi fin qui con il materiale che resta. – Mi sembra un buon consiglio – disse il secondo Arcangelo. E caricatosi un po’ di roba, se ne andò verso le Alpi Marittime per cominciar da quella parte l’Appennino Ligure. Rimasto solo, il primo Arcangelo contemplò per qualche istante il mucchio dei marmi. – Quanto marmo! – pensò – Va bene che il Signore ci aveva raccomandato di usarne poco. Ma noi abbiamo esagerato. Che ne faremo, ora? D’improvviso, ebbe un’idea che lo entusiasmò: – Ma sicuro! Userò questo marmo per costruire un’unica catena di montagne. Che sorpresa per il mio compagno quando la troverà qui bell’e pronta! Detto fatto, ammassò i marmi sul luogo dove il secondo Arcangelo aveva interrotto gli Appennini e, in men che non si dica, li plasmò in una schiera di monti le cui coste dirupate scendevano fin quasi al mare. Compiuta l’opera, si levò in volo per osservarla da lontano.

Era davvero una meraviglia! I marmi, fulgenti di luce, formavano una bianca chiostra di guglie e di creste, di torrioni e di canali, di gole e di rupi immense… Quando giunse coi suoi Appennini in quel punto, il secondo Arcangelo ci rimase un po’ male: – Guarda, guarda! – esclamò- Hai usato qui tutto il marmo … E poi, si può sapere che montagne sono queste? Ora sentiremo il Signore, Giudicherà Lui … Il Signore, osservate bene le Alpi e osservati gli Appennini, si fermò, stupito, proprio davanti alla catena marmorea. – E che ci fanno qui, questi monti? – esclamò – Sono come le Alpi. E per di più son tutti di marmo! Non vi avevo detto … I due Arcangeli, confusi, stavano con gli occhi bassi. – Ho capito, ho capito – disse il buon Dio sorridendo. – Dev’essere andata così: quello di voi che ha fatto le Alpi, ha voluto aiutare quello che ha fatto gli Appennini. E siccome era rimasto troppo marmo … Bene, basta così! Ora, però, dovete rimediare un po’. Non voglio che gli uomini vedano subito tutto quel marmo. Copritelo di prati e di foreste. Gli uomini dovranno scoprirlo adagio adagio. Dovranno lavorare sodo, per estrarlo. Contenti, i due Arcangeli eseguirono l’ordine. E fu così che per migliaia di anni il marmo di quelle montagne rimase invisibile. Si dice che i primi uomini venuti ad abitare quassù fossero gli Apuani: un popolo rude e forte che combatté a lungo contro Roma; combatté con tante e tali insidie, protetto dalle selve, che i Romani per soggiogarlo dovettero disboscare i monti. Vennero in tal modo alla luce i primi marmi … Quanto ai monti, essi ebbero il nome del popolo apuano, ma non furono chiamati Appennini Apuani, bensì Alpi Apuane. E il perché lo sappiamo: colui che li aveva modellati era lo stesso che aveva scolpito le Alpi; era lo stesso che aveva plasmato con fantasia stupenda le più belle montagne del mondo: le Dolomiti.

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